Si è sentito parlare per diversi anni dell’industria 4.0, spesso è stato un termine abusato senza un significato preciso ma oggi, con il nuovo piano europeo noto come Recovery Fund, si torna a parlare di incentivi e transizione verso un’industria più digitale, più interconnessa, pronta a raccogliere le sfide del futuro.

Industria 4.0: il Piano Calenda

La quarta rivoluzione industriale è a dir poco atipica, infatti si è iniziato a parlare di industria 4.0 ancora prima che fosse iniziato questo processo di rinnovamento produttivo. Per il vapore, l’elettricità e l’informatica hanno prima trasformato il mondo che ci circonda e poi sono state riconosciute come elementi fondamentali di un cambiamento già avvenuto. Oggi possiamo vedere in parte la rotta del cambiamento che passa per una nuova visione della tecnologia. 

Non più IoT (Internet of Things), ovvero dialogo tra macchine, ma connessione migliore tra macchina e uomo, per superare il vecchio concetto di produzione. Viviamo nell’era dei cosiddetti Big Data ed avere una struttura in grado di utilizzarli a proprio vantaggio è la chiave per vincere la competizione nel mondo globale. 

L’obiettivo principale del Piano Calenda era quello di diffondere tra gli imprenditori il tema dell’Industria 4.0 prima ancora che incentivare la transizione. Già nel 2018 solo il 2,5% delle imprese non aveva mai sentito parlarne. 
Il processo di rinnovamento, la transizione 4.0, ha coinvolto principalmente la realtà produttiva più che la supply chain o il ciclo di vita del prodotto. L’implementazione di tecnologie come l’automazione avanzata, il cloud, software per analisi è stata la parte più importante. Ovviamente, per conseguire obiettivi di efficienza si è puntato a rinnovare anche il parco macchine e molte imprese hanno puntato a rinnovare radicalmente la realtà produttiva, approfittando del superammortamento e dell’iperammortamento.

2021: il nuovo piano

Gli ultimi giorni dell’anno vedono sempre una corsa frenetica all’approvazione della Legge di Bilancio e, quella dell’anno del COVID-19, non fa eccezione. Tra i vari provvedimenti pensati per rilanciare vari ambiti del Paese c’è il pacchetto di incentivi annunciato a novembre, ormai noto ai più come Piano transizione 4.0

La prima vera novità del piano è quella di prevedere incentivi fiscali per un biennio, non più per un singolo anno. In passato questo meccanismo aveva generato incertezza nell’investimento poiché non si conosceva il futuro di tali iniziative; non era raro che un’impresa rinunciasse ad un piano di rinnovamento strutturale per mancanza di sicurezza della sua solidità futura. Aumenta il contributo d’imposta per chi decide di passare a software pronti per l’industria 4.0: dal 15% del 2020 al 20% del 2021-2022.

Non mancano i punti oscuri, infatti viene indicato che ogni impresa che intende investire nella transizione 4.0 deve inviare una “comunicazione al Ministero dello sviluppo economico” ma non è ancora chiara la modalità di tale procedura. Di certo c’è bisogno di chiarezza per alcuni punti del piano ma si tratta, in ogni caso, di un tassello importante per incentivare le imprese italiane, troppo spesso indietro nella transizione verso l’industria 4.0, ad un passaggio fondamentale per la competitività dei settori strategici nel lungo periodo.

Per ulteriori informazioni potete consultare direttamente il sito del MISE.

Riassunto del Piano Transizione 4.0 in punti.

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