Gantt: amico dell’azienda

Gantt

Gantt è un termine che chi lavora in azienda o nell’ambito del project management non può non aver sentito. Quando si parla di questo argomento c’è spesso un po’ di confusione: cerchiamo di fare chiarezza.

Chi lo ha creato

Il diagramma di Gantt deve il suo nome, appunto, al suo inventore: Henry Gantt, un ingegnere meccanico statunitense che raffinò il metodo nel 1910. In realtà, però, si parla di un diagramma del tutto simile, che potrebbe essere alla base di quello di Gantt, già nel 1896 ad opera dell’ingegnere polacco Karol Adamiecki. Questi però non scrisse in inglese e quindi la sua opera non riuscì ad emergere nel resto d’Europa e del mondo occidentale.

Di cosa si tratta

Nell’asse orizzontale del diagramma troviamo la linea temporale del progetto che può rappresentare: giorni; mesi; anni. Ovviamente a seconda della lunghezza dello stesso. Sull’asse verticale sono rappresentate invece le attività necessarie al completamento dello stesso che si estendono sull’asse orizzontale a seconda della loro durata. 

In questo modo si ha una rappresentazione grafica delle attività necessarie al completamento dello stesso e si riesce a gestire meglio l’organizzazione aziendale.

L’amico della tua azienda

Il Gantt è uno dei più preziosi alleati dell’organizzazione aziendale perché consente di progettare tutte le fasi di un progetto con chiarezza e, si spera, più efficienza. Inoltre inserire in un diagramma tutti i task necessari a completare un progetto ci aiuta a comprenderne meglio la fattibilità. 

Inoltre ci aiuta a visualizzare con più precisione il carico di lavoro per ogni componente del team assegnato a quel determinato progetto, cosa molto utile se non si lavora esclusivamente su quello.

Attento ai dettagli

Quando si stila l’insieme di task necessari al completamento di un progetto è necessario prestare estrema attenzione ai dettagli altrimenti si rischia di strutturare male il grafico. Inoltre il Gantt richiede un lavoro di project management non indifferente, per fortuna software come Scaccomatto rendono la vita molto più semplice su questo fronte automatizzando diverse procedure per una pianificazione snella e veloce.

Come trovare gli obiettivi aziendali

Obiettivi aziendali Scaccomatto

Che cos’è un obiettivo per l’azienda? Aumentare il fatturato? Risparmiare? In realtà questi possono solo essere considerati buoni propositi se formulati in questo modo, ma perché? Scopriamolo in questo articolo.

Il metodo S.M.A.R.T.

Il metodo S.M.A.R.T. è forse il più noto e collaudato, infatti l’ideazione è datata anni Sessanta e l’esigenza è semplice: trovare un modo per darsi degli obiettivi misurabili e conseguibili. Infatti per darsi un obiettivo non basta solo pensare a cosa raggiungere ma anche a molti altri parametri, o il rischio è quello di rimanere delusi inseguendo una vittoria irraggiungibile. 

Nel 1981 George Doran scrive che esiste un modo per trovare degli obiettivi intelligenti (s.m.a.r.t.), ogni obiettivo deve presentare queste caratteristiche:

  • Specifico: ogni obiettivo deve essere chiaro e specifico perché poi si possa elaborare una strategia;
  • Misurabile: per capire se il risultato sperato è stato raggiunto o meno;
  • Raggiungibile (achievable): sulla base delle risorse dell’azienda deve essere possibile raggiungerlo;
  • Realistico: fissare un obiettivo troppo lontano dalla realtà rischia di demoralizzare il personale quando non lo raggiungerà;
  • Legato al tempo (time related): ci vuole una data precisa per il raggiungimento, nel caso si trattasse di un tempo molto lungo è necessario avere delle tappe intermedie.

Quindi un obiettivo S.M.A.R.T. come si distingue da uno non S.M.A.R.T.? Ecco un esempio: 

  • voglio aumentare il mio fatturato;
  • voglio incrementare del 3% il fatturato nel primo trimestre del 2022 rispetto al primo trimestre del 2021.

Il primo non è un obiettivo, il secondo è perfettamente in linea con la metodologia.

Come applicare il metodo S.M.A.R.T.?

Questa metodologia è molto utile per migliorare la gestione aziendale però è necessario essere attenti a non commettere troppi errori quando si vanno a definire gli obiettivi, altrimenti si rischia di entrare nel circolo della frustrazione. 

Quando si stabilisce un obiettivo bisogna essere molto precisi nella sua definizione perché l’ambiguità genera interpretazioni contrastanti, invece non devono esserci dubbi. 

Bisogna anche essere in grado di formulare una strategia per raggiungere l’obiettivo con passi intermedi che tengano focalizzati tutti. In questo modo sarà anche più semplice comprendere se l’obiettivo è raggiungibile. 

L’elemento più importante è culturale perché bisogna essere in grado di accettare gli errori che, inevitabilmente, arriveranno. Infatti anche un obiettivo all’apparenza raggiungibile potrebbe diventare difficile, ma ciò non deve portare ad un inutile clima di ansia e tensione. Essere in grado di accettare di aver sbagliato è il primo passo per non ripetere più l’errore che ci ha fatto mancare l’obiettivo. Ogni passo falso è esperienza che sarà utile domani.

Perché è importante tracciare i materiali

Perché tracciare i materiali?

Sarà capitato a tutti di leggere del ritiro di lotti di alimenti di vario genere per contaminazioni o problemi di produzione. Questo è possibile perché ogni prodotto ha stampato da qualche parte il numero del lotto, a volte l’ora di produzione dell’articolo e, in caso di necessità, diventa molto lineare ritirare un preciso numero di articoli difettosi. Ma i lotti e la tracciabilità dei materiali sono argomenti che riguardano soltanto l’industria alimentare? La risposta è: certamente no. Scopriamone di più.

Tracciabilità: è davvero importante?

L’esempio della filiera alimentare è senz’altro particolare perché si tratta di qualcosa che può avere gravi conseguenze sulla salute del cliente e, quindi, la necessità di controllo e tracciabilità è massima per mantenere il rapporto di fiducia tra azienda produttrice e cliente.
A volte si tende a pensare alla tracciabilità dei materiali come qualcosa che può essere applicato solo da grandi strutture che possono permettersi i costi di gestione di un sistema simile. Questo era vero prima dell’arrivo sul mercato dei software gestionali più avanzati che hanno esteso questa possibilità a tutte le aziende che li usano.

Come tracciare?

Come detto poco sopra: tracciare è più facile oggi grazie a software come Scaccomatto. Ma come puoi tracciare efficacemente? Partendo dall’inizio della filiera, da quando i fornitori consegnano i materiali che serviranno alla tua azienda per elaborare i prodotti che vende. Ciò significa che, in caso di malfunzionamento di qualche materiale acquistato da un fornitore, ti sarà anche più semplice individuarlo e risalire al problema.
Per implementare correttamente il sistema di tracciamento tutti i reparti dovranno essere d’accordo e questo dovrà essere comune e riconosciuto da tutti all’interno dell’azienda.
La tracciabilità non è solo per la catena dell’intero prodotto, ma anche all’interno. Infatti è possibile usare sistemi per tracciare le movimentazioni dei singoli pezzi all’interno della catena produttiva di uno stabilimento, per facilitare i controlli qualità e verificare anomalie. In questo caso ogni pezzo sarà dotato di codice individuale che lo rende identificabile anche nel prodotto finito come entità singola.

Ruoli e mansioni: facciamo chiarezza?

Ruoli e mansioni

La gestione dell'azienda è sempre una materia complicata e, qualche volta, si fa confusione anche sui termini base creando fraintendimenti che possono mettere a rischio la nostra efficienza. Oggi parliamo di due parole importantissime: ruoli e mansioni. Che cosa sono?

Ruoli

Il ruolo, potremmo dire, è uno dei pilastri dell’organizzazione aziendale, perché grazie a questa semplice definizione possiamo già avere un’idea chiara di che tipo di figure ci nella nostra impresa. Inoltre può essere utile anche per futuri ampliamenti dell’organico. Il ruolo serve a dividere il lavoro in aree di competenza in modo da poter implementare processi più efficaci per sfruttare i punti di forza aziendali.

Ma come si trovano i ruoli?

- si parte scomponendo le attività aziendali fino ad arrivare da un’attività complessa ad una serie di attività semplici, poi si accorpano seguendo una logica precisa da scegliere;

- sulla base della logica scelta si assegnano dei compiti a ciascun ruolo, i compiti sono quelli che in seguito chiameremo mansioni;

- coprire la posizione con una o più persone a seconda dell’importanza del compito.

Mansioni

La mansione, come abbiamo già detto, è il compito assegnato ad un particolare ruolo. Lo scopo della mansione è quello di stabilire cosa deve fare in pratica il ruolo e serve a delimitare il campo d’azione. Stabilendo le mansioni di tutti i ruoli siamo sicuri di non far lavorare troppe persone allo stesso compito, sprecando risorse preziose.

Quando i ruoli e l’organico aumentano è necessario mantenere l’ordine, quindi una buona soluzione per fare chiarezza è quello di redigere un mansionario nel quale siano raccolti tutti i ruoli e le mansioni. Infatti il mansionario riuscirà efficacemente a prevenire problemi di sovrapposizioni e a risolvere conflitti.

Ruoli e mansioni in Scaccomatto

Mansioni e Scaccomatto software gestionale

Le mansioni in Scaccomatto sono fondamentali per organizzare la tua produzione, infatti disporrai di alcune mansioni predefinite che potrai assegnare agli operatori a seconda del loro ruolo. Nel caso le mansioni predefinite non rispecchiassero al massimo le tue esigenze potrai sempre modificarle con un click, nella massima semplicità.

La distinta base in produzione

Distinta Base Produzione Scaccomatto

Nell'articolo precedente abbiamo analizzato il concetto di "distinta base" a livello teorico ma il Team di Scaccomatto sa che i concetti vanno tradotti in utilizzi pratici. Per questo all'interno di questo blog post abbiamo deciso di analizzare la gestione della distinta base all'interno del nostro software di gestione della produzione.

Come creare una distinta base all'interno di Scaccomatto software

Immaginiamo che tu abbia appena terminato l'inserimento di tutti gli articoli necessari alla tua impresa per la produzione. Dopo questa fase è arrivato il momento di creare le distinte basi di tutti i prodotti su cui lavori, in questo modo il lavoro procederà più fluido e sarà più semplice gestire eventuali problemi.

A questo punto puoi applicare tutti i concetti teorici appresi leggendo l'articolo precedente. Avrai un livello 0 dal quale partire e dovrai procedere man mano nella gerarchia fino a completare tutti i livelli che il prodotto richiede per essere considerato terminato. Questo ipotizzando che la tua distinta base di produzione sia costituita interamente da elementi che produce la tua impresa.
Cosa succede se alcuni articoli della mia distinta base li acquisto dai miei fornitori? In questo caso non c'è alcun problema perché Scaccomatto ti permette di aggiungere a qualsiasi distinta base articoli non presenti. In questo modo potrai tenere traccia di tutta la produzione senza preoccuparti di tagliare fuori qualcosa.

Cosa accade dopo?

Una volta messa a punto una distinta base puoi anche sequenzializzarla in modo che il software lavori per te. Infatti Scaccomatto troverà le dipendenze creando uno schema visuale che ti consenta di visualizzare sempre il prodotto completo di tutti i suoi sotto-articoli; la semplicità d'utilizzo è alla base della concezione che ci ha portato a creare il nostro software di gestione della produzione. Nel caso volessi visualizzare la distinta base di produzione in forma di elenco puoi farlo con la semplice pressione di un tasto.

Visualizzazione grafica

Distinta base produzione visuale

Nella visualizzazione grafica ogni componente è evidenziato da un riquadro in cui è identificato il codice articolo, descrizione, icona e numero pezzi che servono alla produzione. Per una maggiore resa visiva del grafico puoi cambiare colore ai riquadri dei singoli componenti. In questo modo potrai adattarlo alle tue esigenze senza alcuna limitazione.

Visualizzazione ad elenco

Nella visualizzazione ad elenco trovi un documento in cui sono elencati tutti gli articoli della distinta base (codice articolo, descrizione, quantità); ogni articolo che è livello 0 è espandibile.
Nel momento in cui avvii un ordine cliente (ovvero inizi a produrre un articolo), il sistema calcola tutte le lavorazioni sui componenti e relative fasi che hai inserito nella distinta base dell’articolo e propone, su Scaccomatto App installato sul dispositivo mobile, un elenco di attività all’operatore che deve iniziare le lavorazioni.

Distinta base produzione elenco

Distinta base: che cos’è?

Distinta base Scaccomatto

La lotta contro il caos che minaccia di rendere inefficiente la tua impresa passa anche per concetti basilari in grado di aiutarti a fare la mossa giusta.

Distinta base: un concetto essenziale

La distinta base è l’insieme di tutti gli elementi che vanno a comporre il prodotto finito. Ma non si tratta solo di questo, non è un elenco disordinato di pezzi ma un elenco gerarchico. Esistono due modelli di distinta base, a seconda del prodotto che l’impresa, o le imprese, producono:

- distinta base a livello singolo: questo modello viene utilizzato per prodotti semplici. Ad esempio la costruzione di una sedia richiede un modello di questo tipo poiché composta solo da pochi elementi;

- distinta base a livello multiplo: questo modello viene utilizzato per prodotti molto complessi. Ad esempio se dovessimo immaginare la distinta base di un’auto, sarebbe sicuramente a più livelli perché ogni elemento, spesso, ne richiede diversi per funzionare.

Per costruire un modello che possa funzionare e sfuggire alla morsa del caos hai bisogno di ragionare con molta attenzione perché ogni passo è importante. In una distinta base non può mancare:

- quantità dei pezzi;
- codice d’identificazione del singolo pezzo;
- breve descrizione di ogni articolo.

La distinta base serve solo in produzione?

La distinta base è uno strumento molto versatile che puoi utilizzare non solo in fase di produzione ma anche per tutte quelle che vengono prima. Infatti puoi applicare il concetto di distinta base in vari modi:

- distinta base ingegneristica (EBOM): utilizzata in fase di progettazione di un prodotto. Di solito viene realizzata in CAD o programmi simili dagli ingegneri, si tratta dell’inizio del processo di produzione di un oggetto perché senza una EBOM sarebbe impossibile lavorare;
- distinta base manifatturiera (MBOM): utilizzata in produzione per raccogliere tutti gli elementi necessari. In questo caso usi la distinta base per tener traccia delle materie prime da acquistare per poter lavorare e per stabilire quando iniziare l’ordine di produzione;
- distinta base di servizio (SBOM): è utilizzata in fase di manutenzione o controllo qualità. Permette a chi deve intervenire in caso di guasto su una macchina o su un oggetto conoscendo esattamente di quali pezzi ha bisogno. Consente l’intervento in caso di guasto.

Scaccomatto gestisce ogni distinta base in modo pratico ed efficiente, leggi il prossimo articolo per saperne di più.

Distinta Base Scaccomatto

Sicurezza informatica e industria 4.0​

Sicurezza informatica e industria 4.0​

Sicurezza informatica e industria 4.0

Quando si pensa al mondo industriale, quasi di sicuro, a pochi verrà in mente il tema della sicurezza informatica. Se pensiamo alla trasformazione digitale che il nostro tessuto produttivo sta vivendo e che nei prossimi anni sarà sempre più rapida e necessaria, il tema della sicurezza informatica non può essere messo in secondo piano quando c’è in gioco la trasformazione verso l’industria 4.0.

Il punto della situazione

Industria 4.0 Spesa cybersecurity 2019-2023

Questo grafico mostra chiaramente che la tendenza globale è quella di aumentare gli investimenti nella cybersecurity perché ci si sente sempre più a rischio in un mondo digitalizzato. Secondo una ricerca di Accenture, circa il 68% degli imprenditori si sente vulnerabile nei confronti di possibili attacchi informatici. 


Un altro dato importante ci comunica che il 95% degli attacchi informatici sono causati da errori umani. Questo significa che spesso si tralasciano importanti procedure e dettagli che consentono agli hacker di attaccare i nostri punti deboli.

Cyberattacchi alle PMI

Come evidenzia l’immagine le piccole imprese non sono affatto immuni da attacchi informatici, infatti, se è vero che spesso si pensa che valga la pena di attaccare solo i colossi con milioni di clienti e miliardi di fatturato, è anche vero che è molto più semplice colpire chi può investire meno in sicurezza informatica.

Attacchi informatici alle PMI: i più diffusi

Nonostante l’industria 4.0 si avvicini, i metodi per attaccare le PMI sono tra i più classici che conosciamo anche nell’utilizzo privato di internet. 

Phishing: in questo tipo di attacco, che ben conosciamo anche nel nostro privato, abbiamo a che fare con una minaccia che, all’apparenza, non sembra tale. Infatti l’hacker cerca di fingersi un contatto conosciuto, attraverso un’email o un sms che pare provenire da un indirizzo o un numero di telefono nella nostra rubrica. A questo punto, di solito a causa di un’improvvisa emergenza, ci viene richiesto di inserire dei dati sensibili per l’azienda che poi verranno utilizzati per entrare nei nostri sistemi. Per evitare attacchi di questo tipo:

  1. bisogna stare sempre attenti a chi ci contatta;
  2. verificare che i link sui quali siamo invitati a cliccare siano sicuri (ad esempio fermando il cursore del mouse sul link scopriremo dove porta e potremo verificare se è un indirizzo a noi noto);
  3. non aprire mai gli allegati della posta elettronica senza aver effettuato una scansione anti-virus.

Email Spoofing: questo tipo di attacco è più simile alla truffa vera e propria. Infatti non c’è bisogno di violare alcun sistema, conoscere nessuna password perché chi punta a realizzare un simile attacco si avvale delle informazioni liberamente consultabili sulla Rete. Ad esempio scopre chi è il titolare dell’impresa, o chi ne gestisce i conti, e poi cerca la sua rete di conoscenze per trovare qualcuno da attaccare. Di solito, impersonando un superiore, una mail arriva ad un dipendente e gli chiede, ad esempio, un grande bonifico per un cliente. Come difendersi:

  • controllare sempre l’indirizzo email: uno malevolo contiene errori, sempre.

Attacchi alla Rete aziendale

Ransomware: in questo caso la sicurezza informatica è fondamentale per proteggere i dati aziendali. Infatti di solito tramite l’apertura di un link (potrebbe essere anche una pubblicità) il dispositivo in suo viene attaccato con lo scopo di rendere inaccessibili tutti i dati presenti. A questo punto viene chiesto un riscatto per poter accedere di nuovo ai dati. In un computer aziendale questo attacco potrebbe comportare la perdita di tutti i dati aziendali, quindi è necessario prestare la massima attenzione. 

Ecco qualche regola per evitarli:

  1. aggiornare sempre i browser
  2. aggiornare sempre il proprio sistema operativo e non utilizzare versioni vetuste che non vengono più supportate dal produttore
  3. costruire la rete aziendale affinché non sia facilmente accessibile il cuore dei dati
  4. effettuare sempre copie dei propri dati su memorie disconnesse dalla Rete, in modo da poterle recuperare all’occorrenza
  5. non pagare mai il riscatto!

Sicurezza informatica e formazione

Anche in questo tema la formazione diventa rilevante perché aumenta la complessità dei sistemi da gestire ed è necessario che i propri collaboratori siano pronti ad interagire. Questo è importante perché il rischio di un attacco informatico non è solo quello della perdita dei dati o del furto degli stessi ma anche di un serio danno patrimoniale all’azienda e ai suoi fornitori. Per questo utilizzare la formazione agevolata tramite il piano Industria 4.0 (ora Piano transizione 4.0) è necessario per vivere il futuro più sereni.

La strategia non è quella di chiudere la propria azienda alla Rete perché le potenzialità, lo abbiamo visto, sono enormi e non coglierle per evitare di incappare in minacce alla sicurezza informatica sarebbe del tutto controproducente. Oltre ad una buona conoscenza delle pratiche base per tutti è consigliabile affrontare il problema tramite consulenza di personale specializzato. In questo modo si può avere un quadro chiaro della situazione, delle vulnerabilità aziendali e dei passi da compiere per arrivare ad una soluzione concreta. 

 

Industria 4.0: formazione per il futuro

Industria 4.0 diventa Transizione 4.0

Spesso, quando si parla di piano Industria 4.0, ormai diventato piano Transizione 4.0, si pensa soltanto ad aggiornamenti del parco macchine, ad introdurre nuove tecnologie basate sulle connessioni ad alta velocità, sulla comunicazione facilitata tra uomo e macchina ma si sottovaluta un punto fondamentale: la formazione.

Formazione in Italia: dove siamo

L’Italia, purtroppo, è tra i Paesi in fondo alla classifica per quanto riguarda la percentuale di investimenti nella formazione. Ci troviamo al 26esimo posto per spesa in rapporto al PIL. 

Tasso di formazione nella popolazione impiegata nel lavoro

Il tasso di abbandono dell’istruzione in giovane età è alto e il confronto tra occupati a tre anni dal diploma è impietoso se confrontato alla media europea. 

Previsioni sulla formazione continua: orizzonte 2020
Formazione continua: previsioni per il 2020

La partecipazione alla formazione continua, necessaria per mantenere un buon grado di competitività durante la propria carriera. Un terzo dei paesi europei sta raggiungendo i livelli stabiliti dalle previsioni, il resto è più o meno indietro nel raggiungimento dell’obiettivo. 

Fare impresa, soprattutto in questo momento, è molto difficile, fissare obiettivi di lungo periodo ancor di più, se pensiamo all’industria 4.0 bisogna puntare ad un vero e proprio piano strutturato per riuscire ad innescare all’interno della propria realtà la giusta catena di eventi che possa condurre l’azienda al salto verso il digitale. 

La tendenza a fare formazione dopo la crisi del 2008 ha visto una inversione nel 2015, infatti il 60% delle imprese con più di 10 addetti ha coinvolto i propri dipendenti in corsi di formazione facendo registrare la percentuale più alta dal 1993. Purtroppo questo non ha permesso al Paese di recuperare posizioni rispetto agli altri in Europa, siamo scesi al 22esimo posto. In ambito manifatturiero circa un’impresa su tre ha investito in formazione, segno che la transizione tecnologica ha assunto sempre più rilevanza e l’esigenza di adeguare le competenze del personale è marcata. In questo senso l’industria 4.0 presenta insieme sfide ed opportunità per le aziende per colmare quel gap che nel corso degli anni è aumentato con le concorrenti estere.

Industria 4.0: competenze digitali richieste

Industria 4.0 significa anche una nuova e più attuale concezione degli interventi del lavoratore all’interno del processo produttivo industriale. Il lavoro routinario sta perdendo posti e valore perché l’intervento umano richiede più competenze, non solo nell’ambito informatico, perché aumenta il bisogno di operatori non solo passivi ma in grado di interagire a livello più alto. Già dal 2018 sono stati stanziati incentivi per rendere più semplice aggiornare il proprio personale in materia di: marketing e vendita; informatica; tecnica e tecnologie di produzione. Come detto all’inizio, non investire in formazione continua rischia di tramutarsi in un enorme tallone d’Achille che potrebbe minare la competitività aziendale nel lungo periodo poiché le competenze digitali richiedono corsi frequenti, non solo saltuari.

Ambiti di formazione del personale italiano

Industria 4.0: i nuovi incentivi per la formazione

Nel solco dei provvedimenti già nel 2016 con il vecchio piano Industria 4.0 dell’allora ministro Calenda, oggi il governo torna a proporre incentivi non solo per quanto riguarda la dotazione di macchine aziendali ma anche per la formazione del personale. I pilastri della proposta sono:

  • agevolazione calcolata sul costo del personale impiegato nell’attività di formazione;
  • aliquota compresa tra il 30% e il 50%, percentuale variabile a seconda delle dimensioni dell’azienda;
  • fruizione del credito in compensazione, anche in soluzione unica.

All’interno dei costi deducibili rientrano le seguenti categorie:

  • spese relative al costo dei formatori per le prestazioni erogate;
  • costi d’esercizio per formatori e partecipanti all’attività formativa (spese di viaggio, materiali e forniture, ammortamento degli strumenti e delle attrezzature per la quota da riferire al loro uso esclusivo per il progetto di formazione);
  • eventuali costi di consulenza connessi al progetto di formazione;
  • le spese generali indirette (spese locative; amministrative ecc.) e le spese di personale relative ai partecipanti alla formazione.

La novità rispetto agli anni precedenti è l’abolizione della clausola del lavoro dipendente, vale a dire che anche l’imprenditore ora può usufruire di questa agevolazione. Il cambiamento di mentalità passa anche da chi è a capo dell’azienda che, adeguando il proprio bagaglio di conoscenze al tempo può progettare una strategia più chiara per il futuro. Viene ammessa anche l’erogazione in forma digitale a distanza, per garantire massima praticità anche nel corso della pandemia di Covid-19. 

Industria 4.0 diventa Transizione 4.0

Industria 4.0 diventa Transizione 4.0

Si è sentito parlare per diversi anni dell’industria 4.0, spesso è stato un termine abusato senza un significato preciso ma oggi, con il nuovo piano europeo noto come Recovery Fund, si torna a parlare di incentivi e transizione verso un’industria più digitale, più interconnessa, pronta a raccogliere le sfide del futuro.

Industria 4.0: il Piano Calenda

La quarta rivoluzione industriale è a dir poco atipica, infatti si è iniziato a parlare di industria 4.0 ancora prima che fosse iniziato questo processo di rinnovamento produttivo. Per il vapore, l’elettricità e l’informatica hanno prima trasformato il mondo che ci circonda e poi sono state riconosciute come elementi fondamentali di un cambiamento già avvenuto. Oggi possiamo vedere in parte la rotta del cambiamento che passa per una nuova visione della tecnologia. 

Non più IoT (Internet of Things), ovvero dialogo tra macchine, ma connessione migliore tra macchina e uomo, per superare il vecchio concetto di produzione. Viviamo nell’era dei cosiddetti Big Data ed avere una struttura in grado di utilizzarli a proprio vantaggio è la chiave per vincere la competizione nel mondo globale. 

L’obiettivo principale del Piano Calenda era quello di diffondere tra gli imprenditori il tema dell’Industria 4.0 prima ancora che incentivare la transizione. Già nel 2018 solo il 2,5% delle imprese non aveva mai sentito parlarne. 
Il processo di rinnovamento, la transizione 4.0, ha coinvolto principalmente la realtà produttiva più che la supply chain o il ciclo di vita del prodotto. L’implementazione di tecnologie come l’automazione avanzata, il cloud, software per analisi è stata la parte più importante. Ovviamente, per conseguire obiettivi di efficienza si è puntato a rinnovare anche il parco macchine e molte imprese hanno puntato a rinnovare radicalmente la realtà produttiva, approfittando del superammortamento e dell’iperammortamento.

2021: il nuovo piano

Gli ultimi giorni dell’anno vedono sempre una corsa frenetica all’approvazione della Legge di Bilancio e, quella dell’anno del COVID-19, non fa eccezione. Tra i vari provvedimenti pensati per rilanciare vari ambiti del Paese c’è il pacchetto di incentivi annunciato a novembre, ormai noto ai più come Piano transizione 4.0

La prima vera novità del piano è quella di prevedere incentivi fiscali per un biennio, non più per un singolo anno. In passato questo meccanismo aveva generato incertezza nell’investimento poiché non si conosceva il futuro di tali iniziative; non era raro che un’impresa rinunciasse ad un piano di rinnovamento strutturale per mancanza di sicurezza della sua solidità futura. Aumenta il contributo d’imposta per chi decide di passare a software pronti per l’industria 4.0: dal 15% del 2020 al 20% del 2021-2022.

Non mancano i punti oscuri, infatti viene indicato che ogni impresa che intende investire nella transizione 4.0 deve inviare una “comunicazione al Ministero dello sviluppo economico” ma non è ancora chiara la modalità di tale procedura. Di certo c’è bisogno di chiarezza per alcuni punti del piano ma si tratta, in ogni caso, di un tassello importante per incentivare le imprese italiane, troppo spesso indietro nella transizione verso l’industria 4.0, ad un passaggio fondamentale per la competitività dei settori strategici nel lungo periodo.

Per ulteriori informazioni potete consultare direttamente il sito del MISE.

Riassunto del Piano Transizione 4.0 in punti.