Come scegliere un gestionale

Gestione magazzino

Così sei finalmente arrivato alla scelta del tuo nuovo gestionale di produzione, forse non ne avevi mai usato uno prima, forse il vecchio non rispecchiava più la tua azienda. Si tratta di una scelta molto complessa che richiede diverso tempo. Immagina di acquistare un’auto: qualcosa che ti accompagnerà per molto e hai bisogno di soppesare bene ciò di cui hai bisogno da ciò che è superfluo.

1. La valutazione delle funzionalità

Di certo il primo parametro da valutare è quello delle funzionalità che risultano alla base della nostra decisione d’acquisto. Ogni azienda ha esigenze differenti che derivano da differenti modi di produrre, perciò non esiste il software perfetto per ogni situazione. Devi essere in grado di pensare con i tuoi collaboratori a tutto ciò di cui hai bisogno e di tutto ciò a cui potresti rinunciare. Avere un software ricchissimo di funzionalità è davvero fantastico, se ne hai bisogno. Pensa infatti che il costo del software non si ferma a quello che pagherai al momento dell’acquisto ma anche a tutto ciò che c’è intorno. Formare il personale, la lunghezza di ogni operazione. 

Alcune aziende non trovano software davvero adatti alla loro realtà, alcune preferiscono farsi costruire il software su misura, come se fosse un abito, ma questo è spesso un processo lungo e dai costi proibitivi. Per questo in fase d’analisi occorre ascoltare tutti i reparti dell’azienda.

2. Primo posto: facilità d’utilizzo

Quel piccolo strumento che portiamo in tasca che porta il nome di smartphone è molto facile da utilizzare e questo a settato nuovi standard negli anni. Per questo avere un’interfaccia software altrettanto studiata e rapida è necessario. Infatti si risparmia in tempo impiegato nell’uso del software e anche nella formazione del personale nuovo.

3. Capacità di interfacciarsi

Le aziende, soprattutto quelle di medie dimensioni, hanno diversi software nei vari reparti e hanno il piacere di continuare ad utilizzarli. Spesso però questi non si interfacciano con il gestionale di produzione, creando problemi e lungaggini. Inoltre è altrettanto necessario che riesca a dialogare con le macchine in produzione. In questo modo si possono ricevere dati continuamente senza doverli inserire manualmente.

4. Il futuro nella modularità

L’azienda è come una materia organica: si trasforma di continuo. Per questo occorre pensare che il software ci accompagnerà per molto tempo e non è sempre chiaro quale evoluzione avremo nella nostra impresa. Avere a disposizione un software gestionale di produzione in grado di rimanere aggiornato nel tempo e, soprattutto, ampliabile, è un aspetto molto importante. Domani, se avessimo bisogno di nuove funzionalità non vorremmo certo essere costretti a comprarne uno diverso.

Oggi la tecnologia Cloud sta prendendo sempre più piede e consente importanti novità per quanto riguarda la gestione a lungo termine del software. Infatti non è più necessario riacquistare tutto il pacchetto solo per aggiungere qualcosa. Si può sbloccare, nella maggior parte dei casi, tramite codice. Questo permette anche di fare il contrario, salvo eccezioni, nel caso ci si accorgesse di non aver più bisogno di una funzionalità.

5. Assistenza post vendita

L’assistenza post vendita è un dettaglio che spesso si sottovaluta anche nella vita privata. Quando si acquista un bene e si ha un problema ci si rivolge all’assistenza. Se questa non risponde o non è celere danneggia la nostra operatività. Per questo un software con un’assistenza di primo livello permette di dormire sonni più tranquilli.

L’assistenza di un prodotto è un “dettaglio” che spesso si fa fatica a valutare perché non sempre serve avvalersene. Quando si acquista qualcosa però si ha bisogno di avere la certezza che questa funzioni e, in caso di malfunzionamento, qualcuno possa aiutarci. Perciò oggi l’assistenza di un software va valutata e un produttore che ci aiuta nel lungo periodo porta molto valore all’azienda.

Gestione del magazzino

Gestione magazzino

Il magazzino è uno dei centri nevralgici di tutte quelle aziende che producono prodotti fisici. Si tratta del cuore pulsante dell’attività perché riceve materie prime che poi permettono all’azienda di arrivare al prodotto finito. Se questa parte della vita aziendale fosse gestita male sarebbe molto difficile pensare ad un futuro di successo. Allora come si gestisce il magazzino?

Gestire il magazzino non è così semplice come sembra

La gestione del magazzino è tutt’altro che banale perché non si tratta, come si potrebbe pensare, della sola gestione del flusso in entrata e in uscita. Questo sarebbe del tutto riduttivo. Certo, il contorno dipende ovviamente dalla grandezza dell’azienda e dal settore nel quale opera, ma, in generale, bisogna prestare attenzione.

Pensiamo ad un colosso come Amazon: si occupa solo di gestire la logistica in entrata e in uscita? Amazon gestisce un numero incredibile di ordini provenienti da varie attività commerciali. Una cosa curiosa è che nei magazzini gli articoli non sono organizzati per genere ma sono posti sugli scaffali a caso. Tutto è poi gestito da computer che conoscono la posizione degli oggetti, certo, stiamo parlando di una delle aziende più grandi del globo, ma è un esempio interessante perché ci mostra che la strada più logica non è sempre la più produttiva.

Gestire il magazzino non è solo gestione dei flussi

Gestire il magazzino, controllare il flusso in entrata e in uscita, le scorte in magazzino e gli ordini ai quali rispondere, non è affatto banale. Questo perché c’è bisogno di formare il personale, di studiare i processi logistici, di capire quale software gestionale possa aiutare nel compito. 

Un’azienda manifatturiera, per esempio, nella gestione del magazzino non può evitare di considerare la distinta base dei prodotti finiti per gestire le scorte. Come potrebbe acquistare materie prime se non ha idea di quante ne servono? 

Bisogna conservare i documenti di trasporto per capire quanto tempo impieghiamo in media per ricevere e consegnare i nostri prodotti. 

Essere in grado di prevedere delle scorte minime necessarie a mantenere l’operatività aziendale per un certo periodo. Ma come si può fare tutto questo?

Un software gestionale di produzione, come Scaccomatto, ti consente di tenere sotto controllo tutti questi aspetti tramite un’interfaccia semplice ed intuitiva che non teme confronti.

KPI: quali monitorare per la produzione?

KPI di produzione Scaccomatto

KPI, è un acronimo nel quale è facile imbattersi in tutti gli ambiti della vita aziendale, non solo quella produttiva. I manager hanno dei KPI da analizzare, gli operai in produzione hanno dei KPI. Ma, esattamente, che cosa sono i KPI e perché dovresti usarli?

KPI: una definizione

Non si può utilizzare uno strumento se non si conosce a fondo, quindi partiamo dalla definizione di KPI. In economia aziendale un KPI (Key performance indicator) è un indicatore che misura l’efficienza produttiva reale dell’azienda. 

I KPI si ritrovano nel marketing, nelle risorse umane, sono metriche che servono ad analizzare l’andamento della vita aziendale e che consentono di capire come migliorare la situazione e in quale aree.

Per quanto riguarda nello specifico dei KPI di produzione, questi devono rispettare dei parametri:

  1. devono essere espressi in numeri, quindi devono avere una quantificazione precisa;
  2. devono poter essere messi in raffronto tra loro, in modo da comprendere situazioni diverse e miglioramenti eventuali delle nostre azioni;
  3. devono monitorare dei dati significativi per la vita aziendale;
  4. devono essere monitorabili costantemente e nel minor tempo possibile;
  5. devono essere dati facilmente leggibili e accessibili a chi deve controllarli. 

KPI di produzione: quali scegliere?

Uno dei più importanti KPI di produzione è l’indice OEE, ovvero Overall Equipment Effectiveness, questo consente di monitorare l’efficienza dell’impianto produttivo. Questo è un indicatore che è possibile verificare nell’apposita sezione di Scaccomatto per ottenere un quadro generale della situazione. 

Altri indici KPI da tenere sotto controllo sono: 

  • controllo qualità dei prodotti finiti, che consente di capire se il risultato finale è conforme alle aspettative o meno;
  • attrezzaggio, ovvero quanto è necessario prima che un macchinario sia operativo.
  • il numero di scarti prodotti, questo può essere un indice di scarsa affidabilità del fornitore di materie prime e quindi occorre una valutazione attenta;
  • efficienza di produzione, si tratta del numero di pezzi prodotti in confronto alle aspettative, utile per capire se stiamo lavorando a ritmo giusto.

Come posso monitorare i KPI in modo pratico?

Oggi la tecnologia avanza e il monitoraggio dei KPI è molto più semplice rispetto a qualche anno fa. Affidarsi ad un software MES come Scaccomatto permette di non preoccuparsi più di annotare dati perché il programma, se correttamente configurato, permetterà di analizzare i principali KPI in tempo reale.

In questo modo potrai confrontare il passato con il presente per comprendere se le tue azioni hanno migliorato davvero la produttività. 

Controllo di qualità: qualche dettaglio

controllo qualità scaccomatto

Prima o poi capita nella vita di tutte le aziende, persino come privato, di ordinare un articolo per poi riceverlo non conforme agli standard di qualità che ci aspettiamo. Questo può essere un problema dato da un mancato controllo di qualità oppure da uno effettuato male.

Come funziona il controllo di qualità? Lo scopriamo in questo articolo.

Controllo di qualità: qualche dettaglio

Per controllo di qualità si intende tutto quel processo che consiste in test, che spesso sono a campione, su quanto prodotto nelle nostre fabbriche per accertarsi che vengano rispettati dei livelli minimi di qualità. Detto in altro modo, questo insieme di azioni si accerta che ogni parte del processo produttivo sia andata per il verso giusto.

I test devono essere condotti quando abbiamo un’idea precisa su quali siano le debolezze del prodotto e come si possano mettere alla prova in modo coerente ed efficace. Come detto prima, il controllo di qualità di solito viene effettuato a campione ma non in tutte le industrie. Il farmaceutico o l’aereospaziale non possono permettersi nemmeno un pezzo non funzionante, qui i test sono ancora più rigorosi.

Controllo di qualità: qualche dettaglio

Per controllo di qualità si intende tutto quel processo che consiste in test, che spesso sono a campione, su quanto prodotto nelle nostre fabbriche per accertarsi che vengano rispettati dei livelli minimi di qualità. Detto in altro modo, questo insieme di azioni si accerta che ogni parte del processo produttivo sia andata per il verso giusto.

I test devono essere condotti quando abbiamo un’idea precisa su quali siano le debolezze del prodotto e come si possano mettere alla prova in modo coerente ed efficace. Come detto prima, il controllo di qualità di solito viene effettuato a campione ma non in tutte le industrie. Il farmaceutico o l’aereospaziale non possono permettersi nemmeno un pezzo non funzionante, qui i test sono ancora più rigorosi.

Come nasce il controllo di qualità?

Già nei tempi antichi, quando le industrie non esistevano e la produzione era per lo più artigianale, il controllo di qualità era applicato, seppur con metodi diversi. Infatti il processo produttivo non era così standardizzato e su larga scala, bastava che l’artigiano o un apprendista controllasse il prodotto appena completato per accertarsi che fosse tutto in regola.

Con la nascita delle industrie odierne le produzioni cambiano volto, da espressione dell’esperienza di un singolo artigiano a risultato finale di processi parcellizzati e codificati. A questo punto controllare il prodotto finito non può più bastare e per questo si inizia a pensare a modi per evitare di avere troppi scarti di produzione che incidono gravemente sul fatturato. In particolare la svolta arriva in USA e Giappone a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, quando la visione di come ottenere un prodotto di qualità cambia radicalmente.

L’obiettivo finale non è quello di migliorare il prodotto finale lavorando sul prodotto in sé, ma di cercare modi per ottimizzare ogni singola fase del processo produttivo: se riesci a migliorare il processo otterrai un risultato finale migliore. Nel 1987 nasce l’insieme di norme ISO 9001 che hanno come scopo quello di migliorare la soddisfazione dell’utente finale.

Si controlla solo il prodotto finito?

Il controllo del prodotto finito è essenziale perché permette di evitare resi e insoddisfazione del cliente ma, come detto, non può essere visto come unica fase di controllo. 

I controlli qualità possono essere effettuati anche in altri due fasi della lavorazione: 

  • quando arrivano le materie prime: qui è possibile verificare che tutto ciò che abbiamo ordinato sia in ottime condizioni e possa essere impiegato nelle varie fasi di lavorazione;
  • sui semi-lavorati: anche nelle prime fasi di lavorazione è possibile effettuare una serie di test per verificare che tutto sia andato bene fino a quel momento, in modo da scartare i pezzi non conformi.

Controlli qualità e garanzia di qualità: sono la stessa cosa?

La garanzia di qualità può essere definito come il sistema di gestione che, prima, decide quali processi e quali standard qualitativi vadano adottati per riuscire ad offrire la migliore qualità a tutti i clienti che acquistano i nostri prodotti. Ciò coinvolge ogni singola fase della produzione e della vita del prodotto perché si parla non solo della produzione ma anche dell’ideazione, in questo modo si possono cercare già soluzioni per arrivare al miglior risultato possibile. Nelle realtà più numerose spesso esiste un reparto dedicato. 

Per controllo di qualità si intende tutto l’insieme di procedure operative in fase di produzione ed a produzione ultimata che permette testare che il prodotto finito sia soddisfacente. Queste due sono parti importanti del processo, infatti nella prima si creano a monte le condizioni di lavoro necessarie a produrre bene. Nella seconda invece si verifica che la prima fase abbia davvero creato le condizioni per portare un prodotto di qualità.

2022: le sfide per le PMI

2022 PMI

Il 2022 è iniziato da tre mesi ma alcuni eventi hanno già scosso le previsioni di crescita dell’anno. Cosa aspetta le PMI italiane nel corso dei prossimi nove mesi?

La guerra in Ucraina e le sanzioni

Il 24 febbraio 2022 è iniziata la guerra che coinvolge Ucraina e Russia, in questo articolo non ci interessano le valutazioni politiche. Ad ogni modo il mondo occidentale ha votato sanzioni molto dure per la Russia che oggi si trova in una situazione non molto semplice.

  • sono stati bloccati i patrimoni dei magnati russi in giro per l’Europa, il caso più eclatante è la vendita del Chelsea, la squadra inglese guidata dal presidente Abramovich, da sempre vicino a Putin;
  • le sanzioni economiche hanno limitato la capacità operativa delle banche russe escludendole dal sistema di pagamento internazionale SWIFT;
  • viene vietata l’esportazione in Russia e la fornitura di servizi legati al settore petrolifero, da sempre un pilastro dell’economia russa.

Le conseguenze per le PMI italiane

Come tutti sappiamo, molte imprese italiane hanno allargato i propri orizzonti verso la Russia e nel 2020 le esportazioni avevano raggiunto la cifra di 7 miliardi di euro, niente male considerata la pandemia. Nel 2020 sono stati esportati macchinari per poco meno di 2 miliardi di euro; conquistano la seconda piazza le merci del settore dell’abbigliamento che hanno raggiunto i 750 milioni di euro e poi i prodotti chimici con circa mezzo miliardo. 

Le sanzioni imposte alla Russia rischiano di mandare in fumo quindi diversi miliardi di euro e, soprattutto, rischiano di portare alla chiusura di tutte quelle aziende che vedevano come preponderante l’export in questa nazione. 

Aumento del costo dei carburanti

La seconda emergenza, sempre legata ai fatti che stanno avvenendo in Ucraina, è quella del caro energia che sta raggiungendo prezzi altissimi. 

A seguito delle sanzioni e non solo il prezzo di tutte le fonti energetiche legate alle importazioni dalla Russia ha raggiunto le stelle. 

Per quanto riguarda il petrolio, un barile ha toccato punte di 128 dollari al barile quando solo ad inizio anno si trovava a 73 dollari al barile; ad oggi il prezzo pare stazionario sui 100 dollari al barile. La benzina e il gasolio per le auto hanno subito una vera e propria impennata da 1.70€ al litro per la benzina ai 2.25€ degli ultimi giorni, questo a cascata rischia di essere un freno per la ripresa. Infatti i trasporti su gomma, che garantiscono l’approvvigionamento alimentare in tutta Italia, vedono i costi lievitare e alcuni trasportatori hanno preferito fermarsi piuttosto che operare in queste condizioni.

Aumento del costo dell’energia

Il terzo problema è l’aumento della bolletta per le famiglie e per le imprese che hanno visto negli ultimi sei mesi i prezzi dell’energia lievitare in una spirale che sembra inarrestabile. L’Europa sta cercando quindi di diversificare le forniture d’energia. 

  • il primo problema è quello di svincolarsi dal gas Russo che oggi pesa per circa il 30% sul mix energetico;
  • il secondo punto sul quale si lavora è quello di mettere un tetto al prezzo di gas;
  • separare il mercato dell’energia rinnovabile da quello del gas;
  • tassazione extra dei profitti delle aziende energetiche.

Le sfide di lungo corso

Il futuro delle PMI italiane è legato a doppio filo a quello della politica strategica in campo energetico e non solo, si tratta di modifiche che richiederanno anni ma che oggi più che mai sono necessarie. 

Rimangono anche le sfide poste dal piano Transizione 4.0 che sono state ampiamente trattate in altri articoli.

Analisi dei costi: come fare?

Per ogni impresa che si rispetti analizzare i costi è un fattore determinante per comprendere meglio diversi aspetti: il prezzo dei propri prodotti; l’efficienza produttiva; aree di miglioramento. Infatti senza sapere quanto spendiamo nelle diverse attività che contribuiscono alla vita aziendale diventa complesso riuscire a comprendere come migliorare e battere la concorrenza. Ma come si fa l’analisi dei costi?

Analizzare le fonti di costo per l’azienda

Il primo e più scontato passo per saperne di più è analizzare le fonti di costo per l’azienda, che sono molteplici e tutte importanti. Innanzitutto bisogna comprendere da cosa è composto il prezzo di un prodotto di qualsiasi genere.

Costi fissi

Se è vero che i costi fissi vanno tenuti in conto nel computo totale dei fattori che portano alla definizione del prezzo il problema è che questi costi, essendo fissi, non variano in relazione al volume dei pezzi prodotti. Quindi variare i costi fissi comporta sforzi molto alti perché bisognerebbe agire, ad esempio, sugli stipendi oppure sulle forniture d’energia per ottenere una diminuzione.

Certo, magari ottenere contratti di fornitura d’energia o di affitto degli stabili produttivi più vantaggiosi migliorerebbe la situazione di costi per l’intera azienda ma risulta comunque un processo più lungo e difficile rispetto ad agire sui costi variabili.

Costi variabili

I costi variabili sono legati alla produzione in sé perché si tratta di costi come quello delle materie prime necessarie a creare il prodotto finale, oppure spese che si riferiscono alla logistica per il trasporto del prodotto finito. Di certo agire sui costi variabili può essere più semplice che farlo sui costi fissi ma, in ogni caso, dopo aver individuato tutte le fonti di costo è necessario pensare a come e dove sia possibile effettuare tagli.

Inoltre è possibile dividere i costi in altre due categorie:

  • costi diretti: ad esempio i costi delle materie prime per produrre quel prodotto specifico;
  • costi indiretti: riguardano il processo produttivo in generale, quindi sono qui costi come il personale.

Azioni pratiche per migliorare la gestione dei costi

Una volta individuate le principali fonti di costo bisogna comprendere dove e come agire. Ad esempio si può cercare un nuovo fornitore di materie prime a costi più bassi se questo incide troppo sul prezzo finale del nostro prodotto, oppure si può razionalizzare il costo dei dipendenti, magari esternalizzando attività secondarie. Tutti questi interventi avranno come effetto quello di aumentare l’utile netto dell’azienda. 

Per comprendere meglio che cosa fare hai bisogno di due strumenti: l’analisi del fatturato e un software che ti dia dati di produzione completi.

Infatti la possibilità di consultare dati di produzione affidabili e ricchi possiamo comprendere tutti quei problemi che fanno lievitare i costi come le inefficienze produttive. Ad esempio guasti continui alle macchine influiscono negativamente, colli di bottiglia tra le varie fasi della produzione fanno lievitare i costi di produzione. Scaccomatto ti permette di capire in un solo sguardo cosa non sta andando e ti aiuta ad agire con cognizione di causa. Inoltre puoi inserire: costi delle materie prime; costi dei macchinari e costi del personale. In questo modo sarà più semplice effettuare analisi complete.

Industria 4.0 diventa Transizione 4.0

Industria 4.0 diventa Transizione 4.0

Si è sentito parlare per diversi anni dell’industria 4.0, spesso è stato un termine abusato senza un significato preciso ma oggi, con il nuovo piano europeo noto come Recovery Fund, si torna a parlare di incentivi e transizione verso un’industria più digitale, più interconnessa, pronta a raccogliere le sfide del futuro.

Industria 4.0: il Piano Calenda

La quarta rivoluzione industriale è a dir poco atipica, infatti si è iniziato a parlare di industria 4.0 ancora prima che fosse iniziato questo processo di rinnovamento produttivo. Per il vapore, l’elettricità e l’informatica hanno prima trasformato il mondo che ci circonda e poi sono state riconosciute come elementi fondamentali di un cambiamento già avvenuto. Oggi possiamo vedere in parte la rotta del cambiamento che passa per una nuova visione della tecnologia. 

Non più IoT (Internet of Things), ovvero dialogo tra macchine, ma connessione migliore tra macchina e uomo, per superare il vecchio concetto di produzione. Viviamo nell’era dei cosiddetti Big Data ed avere una struttura in grado di utilizzarli a proprio vantaggio è la chiave per vincere la competizione nel mondo globale. 

L’obiettivo principale del Piano Calenda era quello di diffondere tra gli imprenditori il tema dell’Industria 4.0 prima ancora che incentivare la transizione. Già nel 2018 solo il 2,5% delle imprese non aveva mai sentito parlarne. 
Il processo di rinnovamento, la transizione 4.0, ha coinvolto principalmente la realtà produttiva più che la supply chain o il ciclo di vita del prodotto. L’implementazione di tecnologie come l’automazione avanzata, il cloud, software per analisi è stata la parte più importante. Ovviamente, per conseguire obiettivi di efficienza si è puntato a rinnovare anche il parco macchine e molte imprese hanno puntato a rinnovare radicalmente la realtà produttiva, approfittando del superammortamento e dell’iperammortamento.

2021: il nuovo piano

Gli ultimi giorni dell’anno vedono sempre una corsa frenetica all’approvazione della Legge di Bilancio e, quella dell’anno del COVID-19, non fa eccezione. Tra i vari provvedimenti pensati per rilanciare vari ambiti del Paese c’è il pacchetto di incentivi annunciato a novembre, ormai noto ai più come Piano transizione 4.0

La prima vera novità del piano è quella di prevedere incentivi fiscali per un biennio, non più per un singolo anno. In passato questo meccanismo aveva generato incertezza nell’investimento poiché non si conosceva il futuro di tali iniziative; non era raro che un’impresa rinunciasse ad un piano di rinnovamento strutturale per mancanza di sicurezza della sua solidità futura. Aumenta il contributo d’imposta per chi decide di passare a software pronti per l’industria 4.0: dal 15% del 2020 al 20% del 2021-2022.

Non mancano i punti oscuri, infatti viene indicato che ogni impresa che intende investire nella transizione 4.0 deve inviare una “comunicazione al Ministero dello sviluppo economico” ma non è ancora chiara la modalità di tale procedura. Di certo c’è bisogno di chiarezza per alcuni punti del piano ma si tratta, in ogni caso, di un tassello importante per incentivare le imprese italiane, troppo spesso indietro nella transizione verso l’industria 4.0, ad un passaggio fondamentale per la competitività dei settori strategici nel lungo periodo.

Per ulteriori informazioni potete consultare direttamente il sito del MISE.

Riassunto del Piano Transizione 4.0 in punti.

Aggiornamento 2022
Transizione 4.0: proroga degli incentivi fino al 2025

La buona notizia per il piano Transizione 4.0 è che, alla luce della situazione pandemica che causato un rallentamento nell’adozione delle nuove tecnologie, è stato prorogato fino al 2025. La differenza principale tra il vecchio piano inaugurato nel 2017 e quello di oggi è che l’iperammortamento di macchinari o altri beni iniziato nel 2020 diventa credito d’imposta. 

 

Da segnalare inoltre che il beneficio nel 2022 per chi acquista ora è inferiore rispetto al 2021 perché diminuiscono i costi del bene e, contemporaneamente anche i massimali di spesa possibili per ogni singolo arco di tempo. Per quanto riguarda il credito d’imposta per ordini avvenuti entro il 31 dicembre 2022 ecco qualche dato pratico per capire quanto spetta e in che modalità:

  • 0% per la quota oltre i 10 milioni e fino ai 20 milioni di euro d’investimento; 
  • 20% per la quota di investimenti oltre i 2,5 milioni di euro fino ad un massimo di 10 milioni di euro;
  • 40% del costo fino a 2,5 milioni di euro.

Attenzione ai bonus non prorogati a partire dal 2023

Non tutti i beni godranno di bonus fino al 2025 quindi occorre prestare attenzione nel momento di pianificazione degli acquisti. 

 

Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi ordinari, diversi da quelli indicati negli allegati A e B della legge 232/2016, sia materiali che immateriali (es.: mobili, arredi, macchinari e software non 4.0). Pertanto, il bonus del 6%, nel limite massimo di costi ammissibili pari a due milioni di euro per i beni materiali, oppure a un milione per i beni immateriali, spetterà per gli investimenti effettuati non oltre il 31 dicembre 2022 o fino al 30 giugno 2023 alle consuete condizioni.

 

Credito d’imposta per la formazione del personale dipendente mirata all’ottenimento o al consolidamento delle competenze necessarie alla trasformazione tecnologica e digitale 4.0 (articolo 1, comma 210 e seguenti, legge 160/2019), che di quindi resta applicabile fino alle spese sostenute nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2022.

 

Ecco uno schema riassuntivo delle scadenze per i beni materiali:

Beni materiali

Ecco uno schema riassuntivo delle scadenze per i beni immateriali:

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Sicurezza informatica: il 2021

Sicurezza informatica: 2021

La sicurezza informatica, come già accennato in altri articoli, è diventata un tema che non può essere ignorato da nessuna azienda. Ma come possiamo difenderci dai frequenti attacchi che minacciano il nostro fatturato?

Qualche dato dal 2021

Secondo un rapporto del Clusit, Associazione italiana per la sicurezza informatica, gli attacchi nel corso del 2021 sono aumentati molto, ma vediamo qualche dettaglio:

Come possiamo ben notare da questi dati nessun settore produttivo è davvero al sicuro e quindi pensare ad azioni di protezione dei propri dati e delle reti è fondamentale. In Europa gli attacchi informatici sono aumentati del 10% per un totale del 25% sul totale degli attacchi mondiali rispetto al 2020 e questo significa che essere vulnerabili potrebbe mettere a rischio il fatturato aziendale. 

Sempre secondo il rapporto del Clusit la situazione è peggiorata anche per quanto riguarda l’importanza degli attacchi a livello di danni causati. Infatti nel 2021 il 49% degli attacchi ha provocato danni altissimi mentre solo il 4% ha portato danni bassi. Questo dato è molto importante perché indica il grado di sfida che va affrontato. 

Più competenze per la sicurezza informatica

Secondo il rapporto citato il numero di attacchi che ha sfruttato le vulnerabilità delle reti aziendali è aumentato del 41%, un aumento che non fa ben sperare. Quindi oggi come non mai la priorità è quella di garantire la massima sicurezza della propria rete per evitare spiacevoli intrusioni. Ancora una volta il problema è di competenze perché non tutte le aziende possono permettersi di investire in personale dedicato alla loro infrastruttura di rete. 

Per questo diventa necessario fare affidamento ad aziende esterne che possano fornire le competenze necessarie per lottare contro la cyber criminalità. Queste realtà devono anche essere in grado di mettere in atto strategie che si adeguino ai tempi. 

2021: l’anno della ripresa

2021 l'anno della ripresa

Il 2020 è stato consegnato alla storia come “l’anno della pandemia”, il 2021 è di certo un anno di transizione ma che ha segnato l’inizio della ripresa economica per l’Italia. Infatti si è chiuso con un +6,3%  sul PIL che fa ben sperare per il futuro, visti anche i fondi in arrivo dal PNRR. Ma cosa ci aspettiamo dal 2022?

2021: caduta e ripresa dell’Italia

Nel corso dell’anno più tremendo per la lotta il Covid, il 2020, il nostro Paese aveva arrancato con un PIL crollato al -9% quando la media europea si aggirava intorno al -6,4%, quindi le speranze di rivedere una crescita nel 2021 non era affatto scontato. 

Il principale miglioramento è stato portato dall’arrivo dei vaccini che ha permesso di mettere in moto la macchina della campagna vaccinale. Questo ha consentito di controllare meglio l’andamento dei contagi e quindi di evitare un altro lockdown, che avrebbe probabilmente decretato il fallimento dell’economia italiana. 

La corsa alla vaccinazione ha di conseguenza permesso di ridurre il numero di contagi e l’incidenza sui luoghi di lavoro, uno dei principali problemi dell’anno precedente se escludiamo il lockdown. Intanto si ritornava nelle classi italiane per riprendere, seppur con qualche problema, la didattica in presenza. 

2021: l’industria italiana

Nel corso del 2020 il piano Transizione 4.0 aveva riconfermato e ampliato gli investimenti del precedente piano Calenda (anche noto come piano Industria 4.0). Nel 2020 gli investimenti sono cresciuti del 8%, percentuale molto più bassa rispetto a quella attesa nelle previsioni del 2019 ma superiore a quella stimata nel primo lockdown. Circa il 75% delle aziende italiane ha attivato almeno un progetto di industria 4.0 nel corso del 2020 e del 2021. 

L’integrazione con l’operatore nella linea di produzione tramite dispositivi che facilitino sempre più la comunicazione dei dati è al primo posto tra gli obiettivi di chi attiva un progetto Transizione 4.0. Nel 2021 la crescita prevista è a doppia cifra per quasi tutti i settori più importanti: Advanced Analytics; Advanced manifacturing e Cloud manufacturing. 

Rallentamento nell’ultimo trimestre 2021: la ripresa rischia

Nell’ultimo trimestre del 2021 la ripresa ha subito una battuta d’arresto attesa. I principali problemi che potrebbero mettere a rischio le buone prospettive per il 2022 sono tre:

  • l’inflazione che sta viaggiando a ritmi sostenuti e non accenna a diminuire;
  • il prezzo dell’energia che aumenta e sta diventando un costo importante per le aziende;
  • la mancanza di alcune materie prime.

Nonostante questo le previsioni parlano di un aumento di poco meno del 4% del PIL che dovrebbe quindi continuare a salire fino ai livelli prima della pandemia. Rimangono le sfide di modernizzazione per imprese e Paese.

Gantt: amico dell’azienda

Gantt

Gantt è un termine che chi lavora in azienda o nell’ambito del project management non può non aver sentito. Quando si parla di questo argomento c’è spesso un po’ di confusione: cerchiamo di fare chiarezza.

Chi lo ha creato

Il diagramma di Gantt deve il suo nome, appunto, al suo inventore: Henry Gantt, un ingegnere meccanico statunitense che raffinò il metodo nel 1910. In realtà, però, si parla di un diagramma del tutto simile, che potrebbe essere alla base di quello di Gantt, già nel 1896 ad opera dell’ingegnere polacco Karol Adamiecki. Questi però non scrisse in inglese e quindi la sua opera non riuscì ad emergere nel resto d’Europa e del mondo occidentale.

Di cosa si tratta

Nell’asse orizzontale del diagramma troviamo la linea temporale del progetto che può rappresentare: giorni; mesi; anni. Ovviamente a seconda della lunghezza dello stesso. Sull’asse verticale sono rappresentate invece le attività necessarie al completamento dello stesso che si estendono sull’asse orizzontale a seconda della loro durata. 

In questo modo si ha una rappresentazione grafica delle attività necessarie al completamento dello stesso e si riesce a gestire meglio l’organizzazione aziendale.

L’amico della tua azienda

Il Gantt è uno dei più preziosi alleati dell’organizzazione aziendale perché consente di progettare tutte le fasi di un progetto con chiarezza e, si spera, più efficienza. Inoltre inserire in un diagramma tutti i task necessari a completare un progetto ci aiuta a comprenderne meglio la fattibilità. 

Inoltre ci aiuta a visualizzare con più precisione il carico di lavoro per ogni componente del team assegnato a quel determinato progetto, cosa molto utile se non si lavora esclusivamente su quello.

Attento ai dettagli

Quando si stila l’insieme di task necessari al completamento di un progetto è necessario prestare estrema attenzione ai dettagli altrimenti si rischia di strutturare male il grafico. Inoltre il Gantt richiede un lavoro di project management non indifferente, per fortuna software come Scaccomatto rendono la vita molto più semplice su questo fronte automatizzando diverse procedure per una pianificazione snella e veloce.